Dove lo metto?

Organizzare la casa
Dove lo metto?

Non puoi pulire se non è in ordine, non può essere in ordine… se non sai dove mettere ogni cosa. Banale? Eppure nella realtà, pensando ai nostri spazi abitati (casa, ufficio, auto), nella pratica finiamo tutti come mosche nel bicchiere nel momento in cui cerchiamo di applicare un ragionamento così ovvio.

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Che fare? Da Marie Kondo in poi, i guru imperano. E perché imperano? Perché restiamo tutti affascinati dai loro insegnamenti – pur validissimi – ma poi li disattendiamo. Troviamo scuse di ogni sorta, e ricadiamo nelle nostre abitudini, che possiamo considerare tanto cattive quanto ci portano a risultati non desiderati. Ovvero, se alla fine la nostra casa fa yo-yo tra ordine e disordine peggio del nostro giro vita tra una dieta e l’altra, vuol dire semplicemente che il metodo non funziona. O almeno non per noi.

E perché non funziona? Perché ne facciamo un adattamento personale, lo pieghiamo (ogni giorno un po’ di più) verso le nostre vecchie abitudini, fino a snaturarlo. Perché non ammettiamo subito che è troppo rigido, troppo lontano dalla nostra normalità.
Il punto sta a volerla cambiare davvero, questa disordinata normalità, oppure decidere che la amiamo e che così sarà per sempre (sconsigliamo questa opzione, almeno nella sua versione integrale).
Accettarsi va bene, migliorare è un imperativo però, perché serve a dare ossigeno alla nostra mente, e una sferzata alla nostra autostima, anche se non ambiamo al premio della Casalinga Perfetta.

 

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Alla base del medoto Konmari  ci sono  le indicazioni su come piegare i vestiti, le magliette e ogni altro capo per riporli in armadio e nei cassetti in modo ordinato.   In foto - Tappeto da bagno Hotel 100% morbida microfibra.

Un’ispirazione può arrivare non dai vecchi o nuovi guru del riordino, ma dagli esperti di Lean Organization. Il caso – quello che secondo molti non esiste – vuole che il cosiddetto “Metodo Toyota” sia originario delle stesse terre da cui arriva l’artista del riordino: il Giappone. Farsi una cultura in merito è un po’ impegnativo, e le differenze tra un flusso di produzione industriale e l’azione del riordino possono essere troppe, tanto da sviarci dal nostro obiettivo.

Ci perdoneranno gli esperti, se tenteremo qui una sintesi prendendo solo i principi che ci vengono più utili.
C’è da dire subito che entrare in un’azienda “lean”, dà un colpo d’occhio incredibile: tutto è in ordine, pulito, i movimenti fluidi, gli spazi ben utilizzati, le persone e gli oggetti in armonia. Fare un parallelo con la nostra casa è davvero un attimo.

Cosa impariamo? Che meno “cose” ci sono, meglio è. Non è la guerra al ninnolo (o forse sì), ma un invito, diciamo un invito a gran voce, a tenere solo ciò che è utile. Utile vuol dire che si usa, ma anche che è bello (utile a migliorare la qualità della nostra vita quotidiana) e che arricchisce il nostro spirito.
Queste “cose”, poi, dovranno essere organizzate, ovvero posizionate in modo logico, e comodo. Ad esempio, in base a quando servono, quanto speso, a chi e come le userà. Raggiungere, utilizzare, e riporre ogni cosa dovrà essere semplice, in modo che venga fatto sempre nel modo migliore. L’ordine, in questo modo, si farà (quasi) da sé. I giochi dei bimbi saranno riposti a terra, i detersivi nella lavanderia, le scorte in una sola dispensa, e via così.

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Una stanza ordinata genera subito una senzazione di tranquillità e serenità   In foto - Tappeto arredo Antique Blue

Famoso è ormai il motto un posto per ogni cosa ed ogni cosa al suo posto”, un insegnamento proprio degli ingegneri Toyota.
Essenziale contro superfluo. Il superfluo è fatto di oggetti ma anche di azioni: cercare una cosa su tre piani di casa, o in quattro posti diversi, è decisamente uno spreco di tempo, energia e pazienza.
Anche in tema “scorte” la lean ha molto da insegnare, ma su questo torneremo.

Tra gli altri imperativi, che piacerà a molti, c’è quello che possiamo semplificare, e addolcire, in “condivisione delle linee guida”. Ovvero, tutti in casa devono conoscere il metodo, non solo per essere autonomi ma soprattutto per mantenere l’ordine creato, ed evitare il gioco “tu fai, io disfo”, che crea non pochi malumori. Instaurare un condiviso concetto di ordine, sostenibile (ovvero realmente adeguato alle persone che vivono in casa) ha tra le conseguenze una ritrovata armonia. E vivere bene in casa è uno dei più sottili piaceri della vita.

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Abituare i bambini fin da piccoli al riordino non solo serve per una migliore organizzazione in casa ma è sopratutto un'importante lezione di autonomia fondamentale per la loro crescita verso l'indipendenza.

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